LA GEOPOLITICA DEL GENIO: QUANDO IL TALENTO DIVENTA POTERE STATALE E TECNOLOGICO

Antonio Belloni Creatività
Stati e imprese si contendono i talenti, perchè coltivare il genio significa costruire potenza.
Sintesi: la corsa ai talenti risponde a tre esigenze: progresso, urgenza e potenza. Ma scoprire i geni non basta. Servono risorse, tempo e autonomia per farli crescere. Con la consapevolezza che gli ambienti ad alta densità di talento moltiplicano il valore delle capacità individuali.

Chi rifiuterebbe un posto di lavoro da 125 milioni di dollari?

C’è un ragazzo di neanche 25 anni d’età che si è permesso di farlo.

Ha declinato l’offerta di Mark Zuckerberg di entrare a far parte del Meta Superintelligence Lab. Però la trattativa è andata avanti, seguita personalmente da Zuckerberg, e si è finalmente conclusa per una cifra colossale.

Matt Deitke, prodigio dell’Intelligenza Artificiale, ha accettato per 250 milioni di dollari.

L’IDENTIKIT DEL GENIO MODERNO

Nato del 2001, Deitke ha il tipico curriculum vitae di un genio moderno.

La sua quota di genialità classicamente intesa è fatta da un dottorato di ricerca alla University of Washington, seguito da un’esperienza presso l’AI2, ovvero l’Allen Institute for Artificial Intelligence, costituito nel 2014 dal fondatore di Microsoft Paul Allen.

Ed ecco la quota di genialità moderna che oggi si esprime con le prestazioni nella creazione di business innovativi: nel 2024 ha fondato la start up Vercept di agenti AI. Pochi dipendenti, ma grandi investimenti, compreso quello dell’ex Ceo di Google Eric Schmidt.

Il tutto corredato da due performance extra: una ricerca eccezionale che gli ha fruttato un paper premiato dalla NeurIPS – conferenza sul machine learning e le neuroscienze computazionali – e lo sviluppo di MOLMO, piattaforma AI che usa testi, immagini e suoni.

PROGRESSO, URGENZA, POTENZA

Bisogna ammettere che sotto la coltre di popolarità occasionale, quella generata da cifre stellari, scoperte sensazionali e personalità eccentriche, la caccia ai talenti geniali non si è mai fermata. Anche se ora procede molto più spedita di un tempo.

C’è forse dietro una ragione precisa?

Vediamo allora i due motivi principali per cui si cercano i geni, più un terzo, forse il più importante.

Il primo è il progresso.

Può essere collegato alla necessità di raggiungere scoperte scientifiche o tecnologiche che consegnano una svolta netta ad un intero settore, spingendolo verso un’evoluzione attesa oppure inattesa, e magari verso la creazione di un nuovo modello di business.

È così, e continua ad esserlo, per lo sviluppo della Silicon Valley.

Ed anche per la ricerca militare che l’ha preceduto in campo informatico e tecnologico.

Il secondo è l’urgenza di risolvere un problema.

È accaduto con il Progetto Manhattan sull’atomica e con Bletchley Park in cui si cercavano sistemi di decrittaggio delle macchine Enigma, quelle con cui i tedeschi comunicavano le informazioni sensibili durante la Seconda Guerra Mondiale.

Ce n’è un terzo. Forse il più importante.

È la potenza.

Investire nei talenti operanti nell’informatica, nel nucleare, nelle energie, nei motori, nello spazio, nella salute, nei chip, nell’AI ed anche nel green e nei materiali può garantire, ai paesi che grazie a questi ottengono dei risultati, di rafforzarsi sullo scacchiere internazionale.

Progresso, urgenza e potenza valgono quindi la fatica ed i costi di cercare i geni e coltivarli.

LA GEOPOLITICA DEL GENIO

Pensiamola allora come una corsa all’oro, oppure al petrolio. È geopolitica.

C’è una fase in cui vanno cercati ed estratti. Dove? Nelle scuole e nelle università. E nelle aziende. È però preceduta da una fase di studio: cosa va cercato ed in quali settori?

Scelti i settori di interesse, aziende e paesi si concentrano sui luoghi – dentro o fuori confine? Per questo vengono creati sistemi agevolati di visti, borse di studio e concorsi per attrarli.

Una volta trovati, come l’oro ed il petrolio, vanno valorizzati e trasformati. E infine vanno conservati. In qualche paese si direbbe “controllati“…

Scoperta, attrazione, conservazione però non bastano.

Ce lo dice lo sport, dove i talenti e la genialità vanno alimentati quotidianamente.

Servono assistenza e affiancamento da parte di professionalità altrettanto eccellenti, servono strutture e centri di ricerca in cui farli crescere, e servono risorse economiche ed anche normative speciali.

È una corsa al genio estesa.

Una volta scoperti, si coltivano e si dà loro il tempo e l’autonomia necessari a creare stabilmente e liberamente.

MITO E DENSITÀ

Con questi ingredienti del tutto eccezionali – capacità, progetti, successi – è naturale che i geni di oggi, ma anche quelli di ieri, entrino poi nel Pantheon delle persone notevoli di una generazione ed anche delle successive.

Così sono accompagnati dal mito.

Diventano oggetto di narrazioni e storie. Vengono presi ad esempio. E quando sono ancora vivi – come oggi accade sempre più spesso – sono trascinati qua e là tra eventi internazionali, talk da milioni di visualizzazioni in tutte le modalità in cui si esprime il mito moderno.

Nella loro versione mitologica oppure reale, si manifestano generalmente in due forme.

La prima è la forma romantica. È infatti nella Germania dell’Ottocento che il genio diventa un mito. Che sia artista, poeta, scrittore o innovatore, si esprime nella sua eccezionale individualità e di solito in una particolare specialità. In una stanza buia trova l’intuizione da consegnare al mondo, il suo punto di vista unico.

La seconda è la forma rinascimentale. Una genialità à la Leonardo da Vinci, generalista e che si permette di sconfinare tra più discipline, generando esperti abili sia nell’hardware che nel software, tra scienze esatte e umane.

La sfida di oggi è tenerle saldamente insieme. Catturare quelli che qualcuno ha definito “individui dallo sperma fortunato” e farli lavorare insieme, in ambienti ad alta densità di talento, dove sforzi ed intuizioni hanno un effetto moltiplicatore.

La genetica di certo aiuta, ma è in ogni caso l’ambiente a creare le condizioni ideali per lo sviluppo e la crescita del genio. E c’è sempre un Edison che poggia le sue scoperte sulle spalle di un Tesla.

—

Articolo comparso su Changes.