Antonio Belloni

Bio

Sono nato a Milano nel 1979 e cresciuto a Clusone. Mi sono laureato in Scienze internazionali e istituzioni europee all’Università Statale. Dopo diverse esperienze in aziende pubbliche e private in cui mi sono occupato di internazionalizzazione e comunicazione,  oggi lavoro a Milano come consulente aziendale.

Mi occupo anche di divulgazione di tematiche economiche e sociali che riguardano l’impresa, il management e l’informazione, e insieme ad altri manager scrivo ogni settimana 11 note di intelligence economica, una newsletter privata di management e impresa.

Dal 2007 scrivo su diverse testate nazionali ed ho pubblicato alcuni libri con Marsilio, Guerini ed EGEA.

 

Libri

Uberization, il potere globale della disintermediazione (2017, Egea)

A un secolo di distanza da quando Henry Ford diede vita a quel sistema organizzativo e di produzione che dalla sua fabbrica prese nome e che, involontariamente, impose i propri principi ispirativi a mercati e contesti diversi, la storia sembra oggi ripetersi con Uber e il suo modello, applicato a settori sempre più distanti dall’«originale». L’uberization, tuttavia, è solo uno degli ingredienti di una nuova ricetta tecnologica in cui algoritmi, applicazioni, piattaforme software, click e dati dettano le regole dell’innovazione all’insegna del fenomeno più ampio e inclusivo della disintermediazione. Nata con il web, la disintermediazione predica la ricerca continua dell’efficienza attraverso l’eliminazione degli intermediari all’interno di un processo. Prende per mano la distruzione creatrice di Schumpeter promettendo velocità, risparmi e profitto, mediante la costruzione di una via più breve, di una relazione diretta con il cliente/utente. Influenza ogni organizzazione, diffondendo l’idea che si possa accedere al proprio mercato di riferimento anche da outsider, senza dipendere da alcuna struttura e senza l’esperienza del professionista. Lascia la propria impronta nel business dei grandi colossi del web così come delle piccole startup, nelle nuove forme dell’industria editoriale e della comunicazione così come nelle regole di una campagna elettorale. I seguaci la considerano una soluzione geniale, i nemici e i detrattori ne vedono pericoli e aspetti negativi. È forse uno dei processi recenti più innovativi perché meglio rappresenta il tentativo di redistribuire – grazie alla tecnologia – denaro, opportunità, potere e gerarchie. Ma quanto di realmente dirompente c’è in essa e quanto invece è frutto di un percorso ciclico e fisiologico?

 

Food Economy, l’Italia e le strade infinite del cibo tra società e consumi (2014, Marsilio)

Quali sono le ragioni per cui oggi il cibo è fotografato, idolatrato, esibito, narrato? E perché, se in Italia non ne aumenta il consumo, la sua presenza in tv, sui giornali, sul web è invece così ingombrante? Divenuto il messaggio di tante forme di comunicazione, il cibo è lo strumento con cui rivendicare la propria identità individuale, territoriale e religiosa. Dà sfogo alla creatività e risponde a criteri estetici. Allo stesso modo, il consumatore non è più solo una «macchina metabolica»: prima che il cibo giunga nel suo piatto pretende di conoscerne valori nutrizionali, origine e salubrità. Un pacchetto di dati che hanno un valore crescente e costituiscono una grande fetta di business per chi lo produce, trasforma e distribuisce, ma soprattutto per chi lo racconta e lo porta quotidianamente nelle nostre case. Accanto a questa evoluzione recente, si rafforzano successi economici e contaminazioni del cibo con altri settori, come la moda e il turismo. Un mix di elementi che, sotto la patina glamour della Food Society – dove il cibo è tendenza e linguaggio, e gli chef sono i nuovi guru di una religione alimentare -, muove un flusso globale di scambi che genera ricchezza. È la guerra della Food Economy, raccontata in questo libro, che si fa sempre più serrata, a colpi di brand, certificazioni e marchi d’origine. Tra consumatori di paesi evoluti ed emergenti, l’Italia è consapevole di trovarsi nel posto giusto al momento giusto?

 

Esportare l’Italia. Virtù o necessità? (2012, Guerini Editori)

Dalla prefazione di Marco Alfieri

Esportare in un mondo ormai piatto, non è più solo una virtù ma una consuetudine ed esportare da un Paese fermo, non è più solo un’opportunità, ma una concreta necessità. Esportare l’Italia per dare (ancora) un futuro di benessere al nostro paese e tenerlo agganciato alla serie A del mondo. Ma farlo meglio, in modo più sistemico e organizzato di come le imprese tricolore facciano oggi. É questo il senso e il valore del libro di Antonio Belloni, condensato in capitoli agili e puntuali che dipanano luci e ombre del nostro made in Italy.”

 

Citazioni delle pubblicazioni

Comunicare meno, comunicare meglio
(Serena Scarpello, Guerini Next editore, 2017)

Che cos’è la disintermediazione (Paola Stringa, Carocci editore, 2017)

Le conseguenze dell’innovazione tecnologica sul diritto del lavoro
(Pietro Ichino, Associazione Giuslavoristi Italiani, 2017)  

Come siamo cambiati (Roberta Carlini, Editori Laterza, 2015)

Strategie e performance dell’industria alimentare
(Antoldi, Cerrato, Campati, McGraw-Hill Education, 2015)

Brain in Italy (Franco Barin, Guerini Next, 2015)

European Competitiveness Report (European Commission, 2014)

Rapporto Coesione e competizione (Symbola, Unioncamere 2015)

 

Articoli

La grande migrazione tecnologica. LINC magazine, 2018.

Perché Uber&c disorientano il legislatore. Milano Finanza, 2017.

L’esperto impara dall’inesperto. LINC magazine, 2017.

La sostenibilità va in fattura. LINC magazine, 2017.

Il prodotto c’è ed è richiesto, occorre solo più ordine. Milano Finanza, 2015. (food)

Il marketing dei sindacati. Il Foglio, 2014.

I manager, l’altro capitale estero che manca alle aziende italiane. Il Foglio, 2014.

Expo e made in Italy: l’importante era comunicare, non vendere. Linkiesta, 2015.

Più lavoro e meno spettacolo, ci salverà la moda slow. Linkiesta, 2014.

Durerà l’effetto viagra del lusso per borsa e industria? Il Foglio, 2014.

Verità e bugie sull’export italiano. Linkiesta, 2014.

Basta chiacchiere da bar sugli investitotri esteri. Linkiesta, 2013.

Quello che serve al made in Italy? Un export compact. Linkiesta, 2013.

Dieta informativa per manager e Ceo. Centodieci, 2018.

Il Ceo incontra i social. Centodieci, 2018.

La narrazione continua del cibo. Centodieci, 2017.

Rivoluzione delle competenze? Punta a una formazione che resista alla prova del tempo. Centodieci, 2017.

Soddisfazione del cliente e nuove tecnologie. Centodieci, 2017.

Le aziende non cercano più esperti, ma appassionati. Centodieci, 2017.

La tua attività è minacciata dalle tecnologie? Centodieci, 2017.

Innovare, una necessità. Centodieci, 2017.

La segretaria, una figura fondamentale in azienda. Centodieci, 2016.

Storytelling, Centodieci. 2016.

Quando il nome è tutto. Centodieci, 2016.

Smart city, smart company. Centodieci, 2016.

Delivery e velocità: quanto dipende da noi? Changes, 2018.

Silver economy/Lavorare sempre. Changes, 2018.

Silver economy/L’economia dell’età anagrafica. Changes, 2018.

La gerarchia serve ancora? Changes, 2018.

Amazonization – tutto è delivery. Changes, 2018.

La plastica cambia vita. Changes, 2018.

La condivisione cambia strategia. Changes, 2018.

La concorrenza dei non-competitor. Changes, 2017.

Il vintage è un business model. Changes, 2017.

La disintermediazione come economia. Changes, 2017.

Se l’università non va alla manifattura. La manifattura va all’università. Senza Filtro, 2019.

Connessioni e ossessioni tra Milano e provincia. Senza Filtro. 2019

Come cambia il racconto dell’azienda. Changes. 2019

Vivere in comune. Changes. 2019

La nuova impresa italiana? E’ straniera. Changes. 2019

Il potere dell’acqua. Changes. 2019

Il clima cambia il business. Changes. 2019

Verso la smart land. Changes. 2019

Comunicare sanità e salute. Changes. 2018